SMART CONTRACT - ARTICOLI

2018.12.20_DECRETO LEGGE 135/2018. DLT, DELUSIONI, TIMORI E NECESSITA'

Dopo aver ventilato la possibilità di un riconoscimento della validità giuridica dei documenti e dei dati certificati con l’uso delle DLT, illudendo la platea sempre più numerosa dei soggetti interessati alle potenzialità di tali tecnologie, ad oggi il Governo ha tradito le aspettative.

Il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 14.12.2018 del Decreto Legge 135/2018, infatti, non riporta più alcun riferimento alle DLT ed alla loro validità giuridica.

COSA PREVEDEVA LA NORMA RIPORTATA NELLE BOZZE DEL DECRETO.

Dopo aver diffuso la bozza arrivata sul tavolo del Consiglio dei Ministri per l’approvazione il 15 ottobre scorso, che conteneva una norma di iniziativa del MISE in cui si parlava di un’equivalenza di validità giuridica tra documenti e dati certificati con l’uso delle DLT e quelli certificati con l’uso di altre tecnologie, risultando evidente l’eccessiva generalità dell’aggettivo “altre”, era stata emanata un’ulteriore bozza, in data 3 dicembre, che prevedeva che la condivisione di un documento informatico con l’uso di DLT producesse gli stessi effetti giuridici della validazione temporale elettronica, di cui all’art. 41 del Regolamento UE n. 910/2014 (eIDAS).

Con tale limitazione, pareva che il Governo rivelasse il proprio timore a compiere quel passo verso il riconoscimento nel sistema giuridico italiano di un fenomeno tecnologico innovativo, dal potenziale smisurato e dalle applicazioni apparentemente illimitate ormai in piena espansione a livello mondiale ed europeo, ma che, certamente, presenta non poche ombre.

Se la versione della norma pubblicata nella bozza discussa dal Consiglio dei Ministri a ottobre, in merito alla quale era stato anche rilasciato un comunicato stampa, risultava alquanto semplicistica rispetto all’argomento, la versione del 3 dicembre appariva, invece, più precisa, ma anche molto più limitante.

LE LIMITAZIONI DERIVANTI DAL TESTO RIPORTATO NELLA BOZZA DEL 3 DICEMBRE 2018.

Attraverso la comparazione con gli effetti giuridici della validazione temporale elettronica di cui all’art. 41 del Regolamento UE n. 910/2014 (eIDAS), la norma lasciava dedurre che le informazioni registrate con DLT e, in particolare, su blockchain, avrebbero potuto essere utilizzate in sede giudiziale, ma seguendo pedissequamente l’efficacia  giuridica della validazione temporale elettronica, che si differenzia in:

- per quella qualificata, cioè caratterizzata da requisiti specifici, come specificato nel comma 2 dell’art. 41 e rilasciata dai prestatori dei servizi fiduciari qualificati, come previsto all’art. 42, la presunzione di accuratezza della data e dell’ora che indica e di integrità dei dati ai quali tale data e ora sono associate ha l’effetto di invertire l’onere della prova, ribaltando sul soggetto contro cui è prodotto il documento informatico l’onere di dimostrare la non veridicità della data e dell’ora indicate nella validazione stessa.

- per quella non qualificata, di cui al co. 1 dell’art. 41, l’onere probatorio in caso di contestazione dell’attendibilità della data e dell’ora ad esse collegate e l’integrità dei dati contenuti, ricade sempre sul soggetto che produce le informazioni stesse.

LA NECESSITÀ DELL’INTERVENTO DELL’AGID.

Il terzo comma della norma in bozza, infine, prevedeva che entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto, l’Agenzia per l’Italia Digitale avrebbe dovuto individuare gli standard tecnici che le tecnologie basate su registri distribuiti avrebbero dovuto possedere ai fini della produzione degli effetti giuridici esaminati.

Tale comma, dunque, faceva presagire un ulteriore allungamento dei tempi, oltre a instillare molti dubbi sull’elevato grado di ingerenza delle istituzioni nello sviluppo stesso della tecnologia.

IL TIMORE DI RESTARE ANCORA PIÙ INDIETRO

Oggi, con la pubblicazione di un decreto che assolutamente non affronta l’argomento, ciò che appare evidente è che la possibilità di avere almeno un primo tentativo di inquadramento giuridico delle tecnologie fondate su registri distribuiti slitterà ulteriormente, lasciando l’Italia indietro rispetto alle realtà internazionali che già hanno sviluppato blockchain che si occupano di certificare, ad esempio, filiere di vario tipo.

L’Italia rischia, inoltre, di trovarsi alquanto in ritardo rispetto alle indicazioni fornite dall’Europa, che con le risoluzioni del Parlamento europeo (2016/2007 (INI) e PROV(2018)0373) ha già evidenziato da tempo il potenziale della DLT di accelerare, decentrare, automatizzare e standardizzare i processi basati sui dati ad un costo inferiore ed ha elencato i numerosi vantaggi derivanti dall’utilizzo di tali tecnologie (riduzione costi di intermediazione, rafforzamento dell'autonomia dei cittadini, democratizzazione dei mercati dell’energia con nuove opportunità per l’economia circolare), nonchè le numerose possibili applicazioni (trasporti, settore sanitario, catene di approvvigionamento, istruzione, diritti d’autore, settore finanziario).

Già nel nostro precedente articolo, che analizzava la prima stesura della norma contenuta nella bozza del Decreto del 15.10.2018, avevamo evidenziato che sicuramente sarà complicato formulare una disciplina normativa che illumini in modo soddisfacente gli angoli bui di questa rivoluzione digitale nata, è necessario ricordarlo, proprio dal rifiuto di un controllo istituzionale.

Ciò che è certo, però, è che il Legislatore non potrà semplicemente evitare di occuparsene perché, per quanto complesso, il tema sembra destinato ad interessare sempre più la vita di tutti.

Si attende ora la conversione del Decreto, nella speranza che in tale sede trovino nuovamente spazio norme relative al riconoscimento giuridico dell’utilizzo delle DLT e che si possa, così, pensare con maggiore concretezza al percorso di decentralizzazione delle certificazioni e disintermediazione che queste tecnologie ci possono offrire.

Avv. Paolo  Moroni                                                                                                                                                               

Avv. Claudia Balestreri

2018.12.13_ALLE ORIGINI DELLO SMART CONTRACT

L’IDEA ALLA BASE DELLO SMART CONTRACT

Il termine “smart contract” è stato coniato nel 1996 da Nick Szabo, il quale proponeva di incorporare una serie di clausole contrattuali direttamente nel software utilizzato dai soggetti per relazionarsi, al fine di automatizzare l’esecuzione delle prestazioni, svincolandolo dal successivo agire umano, rendendo così impossibile l’inadempimento.

La proposta dell’autore prevedeva, inoltre, di garantire la sicurezza e la paternità delle transazioni così effettuate attraverso l’utilizzo di tecniche crittografiche e di firme elettroniche.

Szabo prendendo spunto dal funzionamento degli automi finiti  (circuiti che realizzano le espressioni booleane e che, in pratica, caratterizzano il funzionamento di gran parte degli elettrodomestici e macchinari, anche apparentemente banali, che utilizziamo quotidianamente, come lavatrici, distributori automatici di bevande etc), ha prospettato l’introduzione di contratti da agganciare ai diritti su beni digitali, il cui funzionamento sarebbe stato analogo a quello dei circuiti realizzati tramite reti combinatorie o sequenziali.

Gli smart contract, quindi, non vanno confusi con i contratti informatici, utilizzati già precedentemente.

L’INFORMATIZZAZIONE DEI CONTRATTI

Ad esempio, fin dagli anni ’70,  le aziende, per regolare automaticamente le forniture di materiali, utilizzano il sistema EDI (Electronic Data Interchanges) che definisce lo scambio tra computer di documenti commerciali elettronici standard, quali ordini di acquisto e fatture, senza necessità di intervento umano.

Con lo sviluppo dell’e-commerce, l’informatizzazione dei contratti ha giovato di nuova linfa.

Quanti di noi quotidianamente, infatti, concludono contratti con un click, procedendo, ad esempio, all’acquisto di beni e servizi o effettuando operazioni finanziarie di vario tipo.

Tali tipologie di accordi, tuttavia, sono semplicemente testi contrattuali trasposti su un diverso mezzo. Il contratto rimane un testo scritto “tradizionale”, soggetto a interpretazioni e la cui esecuzione dipende, comunque, da un’azione aggiuntiva, anche non automatizzata.

Anche la valutazione in sede giudiziale è assimilabile a quella che viene solitamente operata in merito ad un contratto tradizionale cartaceo. L’organo giudicante, anzi, deve soffermarsi maggiormente sulle questioni attinenti alle modalità di formazione del consenso, al rispetto di determinate forme ed al valore di prova dato dallo strumento informatico.

Il commercio on line ha spinto verso l’utilizzo nella redazione del contratto stesso di un linguaggio destinato principalmente alla lettura da parte della macchina e non più dell’uomo.

Sono stati, quindi, creati i “data-oriented contract” - caratterizzati dalla trascrizione di uno o più termini e condizioni dell’accordo in maniera che il computer li legga direttamente e li esegua senza necessità di ulteriore intervento umano - ed i “computable contract” - i quali forniscono al sistema informatico che li processa la capacità di automatizzare la valutazione della conformità di certe condizioni a quanto richiesto nel contratto (es: inserimento di ordini in un sistema di trading online - al raggiungimento del prezzo definito da colui che inserisce l’ordine, il sistema esegue automaticamente la compravendita dello strumento finanziario).

Tali contratti, tuttavia, consentono comunque l’intervento umano per interromperne l’esecuzione.

Nel 1990, inoltre, erano stati proposti i Ricardian Contracts, che potremmo considerare i veri e propri predecessori degli smart contract così come intesi nel contesto blockchain, consistenti in design pattern (che possono informalmente essere definiti come soluzioni  generali riferite ad un problema ricorrente) volti ad individuare le intenzioni delle parti prima dell’esecuzione del contratto.

Tali soluzioni hanno introdotto, nell’ambito di un linguaggio object oriented (paradigma di programmazione che permette di definire oggetti software in grado di interagire gli uni con gli altri attraverso lo scambio di messaggi) apposite classi per gestire le varie tipologie di contratto necessarie. La lettura del riferimento (costituito da una funzione di hash crittografica) da parte del sistema informatico riesce a far comprendere la tipologia di classe corretta per la fattispecie concreta, richiamando la stessa classe al fine della costruzione dell’oggetto contenente i riferimenti al caso specifico. In questo modo la prosa legale viene collegata, tramite determinati parametri, al codice, al fine di consentirne l’automazione.

Su tali basi sono stati proposti nel settore finanziario dei formalismi trasposti in alcuni template (rappresentazione elettronica di un documento legale contenente sia una parte in prosa sia dei parametri con identificativi univoci) che indicano come andranno formattati i documenti contrattuali per la loro standardizzazione.

BLOCKCHAIN E INFORMATICA GIURIDICA: LA NUOVA CONTRATTUALISTICA

Se quanto sopra riassunto rappresenta il passato ed il presente, la nuova frontiera dell’informatica giuridica in ambito contrattuale è caratterizzata dal fatto che l’intera disciplina dell’accordo, compresa la sua esecuzione, sia automatizzata,  occupandosi l’hardware ed il software dell’interpretazione ed esecuzione del contratto, senza che sia necessario - né possibile - un ulteriore intervento umano.

Il raggiungimento delle condizioni previste in uno smart contract attestato su una blockchain, non può essere disatteso e la transazione da esso regolata, una volta eseguito, è irrevocabile.

La tecnologia blockchain, dunque, dà piena attuazione a quella che nel 1996 era stata una visione da parte di Szabo, in quanto solo tale tecnologia, con le sue caratteristiche di decentralizzazione ed immutabilità, assicura l’esecuzione del contratto trasposto nel codice software, senza possibilità di modificazione degli input inseriti al momento del perfezionamento dell’accordo fra i contraenti.

Avv. Paolo  Moroni       

Avv. Claudia Balestreri

Fonti:

Diritto della Blockchain, intelligenza artificiale e IoT - Fulvio Sarzana Di S. Ippolito e Massimiliano Nicotra – ed. IPSOA ottobre 2018

https://www.blockchain4innovation.it/mercati/legal/smart-contract/smart-contract-ed-obbligazioni-contrattuali-formalizzare-il-codice-per-assicurare-la-validita-del-contratto/

2018.10.29_VERSO IL RICONOSCIMENTO DELLA VALIDITA' GIURIDICA DELLE DLT

LA PRIMA DEFINIZIONE GIURIDICA ITALIANA DI DLT.

Nell’ultima bozza del Decreto Semplificazione arrivata sul tavolo del Consiglio dei Ministri per l’approvazione il 15 ottobre scorso, il Governo ha previsto un articolo che riconosce validità giuridica alle tecnologie ed ai protocolli informatici che usano un registro condiviso, distribuito, replicabile, accessibile simultaneamente, con un'architettura decentralizzata, fondata su basi crittografiche, che consentano la registrazione, la convalida, l'aggiornamento e l'archiviazione di dati, sia in chiaro che ulteriormente protetti da crittografia, verificabili da qualsiasi partecipante, non alterabili e non modificabili.

 

IL PERCORSO LOGICO SEGUITO DAL GOVERNO.

Il riconoscimento normativo di tali tecnologie passa attraverso l'evidente analogia sussistente tra le informazioni ed i dati certificati con tecnologie basate su registri distribuiti e le informazioni ed i dati certificati attraverso l'uso di altre tecnologie, con l'esplicito intento di non discriminare la validità e la certezza delle informazioni e dei dati solo perché la certificazione passa attraverso una tecnologia che si basa su un registro condiviso e non proviene, invece, da un singolo "soggetto" certificatore.

 

IL PRECEDENTE RICONOSCIMENTO DEL POTENZIALE DELLA DLT IN AMBITO EUROPEO.

Le tecnologie basate su registri condivisi, internazionalmente conosciute come Distributed Ledger Technology (DLT), avevano già trovato conferma alla loro importanza nella Risoluzione del Parlamento Europeo del 2016 (2016/2007 (INI)) in tema di Valute Virtuali.

In tale documento si osservava che il potenziale della DLT di accelerare, decentrare, automatizzare e standardizzare i processi basati sui dati ad un costo inferiore avrebbe potuto modificare profondamente le modalità di trasferimento delle attività e di tenuta dei registri, con conseguenze sia per il settore privato sia per quello pubblico, coinvolto a tre livelli: in qualità di prestatore di servizi, di supervisore e di legislatore.

In tale provvedimento già veniva evidenziato che la DLT avrebbe potuto essere utilizzata per aumentare la condivisione di dati, la trasparenza e la fiducia non solo tra governo e cittadini, ma anche tra gli operatori del servizio privato e i clienti.

 

RISOLUZIONE DEL 3 OTTOBRE 2018 DEL PARLAMENTO EUROPEO: I VANTAGGI DI DLT E BLOCKCHAIN.

L’organo europeo, con recentissima Risoluzione - PROV(2018)0373 - emessa a seguito dell’interrogazione alla Commissione sulle DLT e blockchain, ha elencato i numerosi vantaggi derivanti dall’utilizzo di tali tecnologie (riduzione costi di intermediazione, rafforzamento dell'autonomia dei cittadini, democratizzazione dei mercati dell’energia con nuove opportunità per l’economia circolare), nonchè le numerose possibili applicazioni (trasporti, settore sanitario, catene di approvvigionamento, istruzione, diritti d’autore, settore finanziario).

L'Italia, peraltro, il 27 settembre 2018 ha formalmente aderito alla partership europea sul tema tecnologie di registro distribuito e blockchain promossa dalla Commissione europea, istituendo un Osservatorio e un Forum europeo per monitorare le iniziative nazionali sul tema.

 

LE PROPOSTE DI UTILIZZO DELLE DLT RIPORTATE NELLA RELAZIONE ILLUSTRATIVA DEL GOVERNO.

Il Governo propone, a titolo esemplificativo, un utilizzo della DLT per la certificazione di documenti pubblici o privati, riscossione delle imposte, tracciabilitá trasparente di fondi privati o pubblici, gestione di identitá digitali e accesso ai servizi di e-government.

Si discute già di applicare le DLT e, in particolare, la blockchain, alle politiche attive del lavoro e a quelle previdenziali.

 

LE APPLICAZIONI DELLE DLT NEL PRIVATO.

Nel privato, i soggetti più attenti alle innovazioni sul mercato hanno già iniziato percorsi per utilizzare blockchain e “smart contract” per tracciare filiere alimentari, gestire transazioni commerciali transfrontaliere, garantire la trasparenza e la legalità dello smaltimento dei rifiuti.

 

Il riconoscimento giuridico italiano delle DLT, dunque, arriva a tentare di definire in poche righe un fenomeno tecnologico innovativo, dal potenziale smisurato e dalle applicazioni apparentemente illimitate ormai in piena espansione a livello mondiale ed europeo.

Al di là della regolamentazione normativa, che faticherà a inquadrare tale rivoluzione, si confida nel fatto che l’essere umano determini il reale valore positivo delle DLT.

Avv. Paolo  Moroni    

Avv. Claudia Balestreri